domenica 14 settembre 2008

Incontro con la realtà. 3/9

3. Intuire
La realtà esterna percepita viene quindi portata all’interno e osservata (in + tueri).
Le vie sensoriali (e sensitive) scaricano gli impulsi afferenti in aree specifiche del Sistema Nervoso Centrale. L’attivazione di queste aree in modo diverso (ad esempio con l’uso di sostanze psicoattive) può determinare allucinazioni: la rappresentazione fantastica si sostituisce alla realtà.

sabato 13 settembre 2008

Incontro con la realtà. 2/9

2. Appercepire
Allorché gli stimoli esercitano la loro azione sui recettori, è necessario che il soggetto se ne accorga, prenda coscienza di questo incontro e sia in grado di orientare l’attenzione verso una sollecitazione, potendo trascurare le altre. Isolare l’oggetto di interesse dal contesto, cogliere la differenza tra figura e sfondo è di importanza fondamentale.
La distrazione operata da stimoli contemporanei, esercitati sullo stesso apparato percettivo (illusioni ottiche, ad esempio) o su sistemi diversi (sensazione di vertigini), può influenzare gli stadi successivi della relazione con l’ambiente.

venerdì 12 settembre 2008

Incontro con la realtà. 1/9

1. Percepire
Il collegamento del corpo con l’ambiente si rende operativo attraverso i sensi.
I tre sensi dei rapporti di vicinanza olfatto, gusto e tatto ci mettono in contatto diretto con la materia; i due sensi della lontananza udito e vista ci pongono in rapporto con l’ambiente attraverso le vibrazioni (onde sonore e onde elettromagnetiche). Ai cinque sensi classici, orientati all’esterno, va aggiunta la sensibilità cenestesica che assicura la percezione della posizione del proprio corpo e delle varie parti di esso nello spazio.
L’elemento comune ai vari aspetti della percezione è la presenza di un recettore specifico, la cui integrità biofisica è necessaria per garantire il rapporto soggetto-ambiente.

venerdì 18 luglio 2008

LeConnessioniInattese.it

Da questo numero è on line la rivista dell'
Associazione Culturale Interdisciplinare
ALTANUR

www.leconnessioniinattese.it

lunedì 14 luglio 2008

Psicosomatica

Che cos'è la psicosomatica?

Alcuni considerano di pertinenza della psicosomatica quelle patologie di trascurabile importanza collegate a fenomeni di sovraccarico psichico (stress) e spesso inquadrate fra i sintomi del cosiddetto “esaurimento nervoso”;




alcuni hanno pensato alle malattie psicosomatiche esclusivamente nelle definizioni di nevrosi isteriche (da lì è partito il lavoro di Freud) e delle nevrosi ipocondriache;







alcuni hanno azzardato la psiche come fattore causale delle malattie etichettando come psicosomatiche quelle che non riuscivano ad avere una soddisfacente spiegazione sul piano organico, salvo poi ritrattarle quando questa soluzione veniva offerta dal successivo progresso tecnico-scientifico.


La psicosomatica non è una specializzazione medica, non è una forma di psicoterapia, possiamo dire che è il tentativo di interpretare, alla luce della osservazione unitaria della persona (olistica), il disagio psicologico coniugato alle manifestazioni somatiche (sintomi) e di avvalersene per facilitare l’azione della terapia integrata e per istituire un’adeguata prevenzione.

Tratto da: Alessandro Scuotto, Malattia e Sogno, Analogia e Simboli nella Psicosomatica; relazione al Convegno Le Connessioni Inattese: il Mito, il Sogno, la Realtà. Napoli, 17 novembre 2007.

http://www.leconnessioniinattese.com/programma.html

venerdì 6 giugno 2008

Medicina Integrata

Verso una medicina integrata
di Alessandro Scuotto

L’ampliamento progressivo delle conoscenze scientifiche ha determinato un sovraccarico informativo nella medicina che non è più adeguatamente gestibile da un solo operatore in maniera omnicomprensiva. Accanto a ciò il progresso tecnologico ha condotto la medicina dall’iniziale visione olistica, basata cioè sull’osservazione della persona nella sua interezza, ad una visione sempre più analitica, fondata prevalentemente sulle rilevazioni oggettive strumentali e di laboratorio. Ne è scaturita una frammentazione del sapere medico in un insieme sempre crescente di specializzazioni che sono andate sempre più distanziandosi fino ad isolarsi l’una dalle altre e a compromettere così la reciproca comunicazione. Il paradosso è che lo specialista in una particolare branca della medicina sovente non identifica più una figura che possiede speciali competenze in addizione alla conoscenza fondamentale, cioè “uno che sa di più”, ma un tecnico raffinato nella conoscenza esclusiva del dettaglio: “uno che sa solo quello”!

A tutto ciò si aggiunge una considerazione di ordine sociale che mira ad inquadrare la medicina come servizio erogato da una struttura prescindendo dai rapporti interpersonali. In un tipo di società che privilegia la visione mercantile dei rapporti, l’attenzione si sposta dagli aspetti etici a quelli commerciali, dal quale al quanto. La responsabilità delle scelte viene allora affidata a gestori economici, attenti a considerare le opzioni in base all’ipotetico recupero del numero di giornate lavorative perse o al risparmio sui giorni di degenza ospedaliera piuttosto che in relazione al benessere individuale; talora invece si assiste all’opera buffa di un contabile malaccorto che, per consentire la dispensa in economia di una prestazione sanitaria, elabora complesse procedure di valutazione che possono risultare più costose dell’erogazione della prestazione stessa.

La figura del medico tradizionalmente intesa viene soppiantata dalla appartenenza ad una istituzione e dall’attribuzione di una ulteriore etichetta di ruolo. In una situazione colloquiale qualunque alla domanda di prassi “Lei di che cosa si occupa?”, la risposta consueta: “Faccio il medico” è percepita carente e sollecita immediatamente l’interlocutore a richiedere precisione: “Dove?”, “Che tipo di medico?”. Le circostanze legittimano dunque l’instaurarsi di una relazione medico-paziente che, anziché evolvere sul piano della fiducia, esita in un confronto impersonale e poco soddisfacente tra due posizioni obbligate.

La domanda attuale è quella di colmare la divaricazione in atto tra l’esigenza di risolvere, con l’ausilio di competenze specialistiche e dei mezzi tecnologicamente più avanzati, il problema clinico specifico e la necessità di garantire attenzione e responsabilità continuativa di cura nei confronti del paziente. Si rende necessario quindi un recupero del valore antropologico della professione medica che privilegi le attitudini umane, l’etica, la capacità di empatia e la disponibilità ad operare con mentalità complementare integrando i diversi approcci per lo studio e la soluzione del quesito clinico.

Il consenso che registrano le cosiddette medicine non convenzionali è assicurato innanzitutto dal pregio, che la maggior parte di esse ha, di collocare nuovamente al centro dell’interesse del medico l’Uomo che, attraverso il problema clinico, pone l’interrogativo complesso della sua situazione biologica. Lo sdegnoso appellativo di alternativa può essere accolto in discordanza con una medicina basata sull’evidenza che non esita a sconfessare le evidenze quando queste appaiono troppo semplici e che corre il rischio di arroccarsi su posizioni di presunta superiorità metodologica in nome di una verità precodificata.

Da ultimo, come conciliare il lavoro del medico con l’esigenza di gestione personale inderogabile della tutela di sé e quindi della propria salute? Assicurare scelte non vincolate a protocolli rigidi né orientate dalla paternalistica benevolenza, bensì indirizzate da un rapporto fiduciario maturo che investa nelle risorse della comunicazione corretta (ben oltre il formalizzato consenso informato) e proponendo uno scenario nel quale metodologie convergenti dai piani di studio sia analitico che sintetico possano coesistere in una medicina integrata.

Articolo pubblicato su Le Connessioni Inattese, dicembre 2005.

sabato 31 maggio 2008

Colore


Gloria Grazzini
Terapia del colore
(Enea-SI.RI.E., Milano, 2008)
Prefazione
di Alessandro Scuotto
In questo libro, Gloria Grazzini, mediante un abile lavoro di integrazione, fa confluire la sua precedente e consolidata formazione artistica nella pratica della naturopatia, delineando un originale percorso di osservazione e di attività terapeutica.
A questo proposito mi sovvengono con piacere, tra gli episodi del mio rapporto personale con l’Autrice, anziché i ragionamenti sugli argomenti di medicina non convenzionale, che ci hanno a più riprese appassionati, le considerazioni sulla valenza simbolica del colore espresse di fronte a La Visitazione del Pontormo a Carmignano e le impressioni sulla luminosità e la ricerca cromatica trasmesse da La Flagellazione del Caravaggio a Napoli. Sensibilità artistica e comunicazione terapeutica sono i capisaldi sui quali si fonda l’interesse per il colore.
Il lettore, dopo le necessarie premesse di anatomia e di fisica, è condotto nel vivo della materia attraverso un percorso storico ed esegetico sul colore fino ad arrivare alla trattazione degli impieghi terapeutici tradizionali di esso quali l’arteterapia e la cromoterapia. Nella struttura dell’opera appare centrale il capitolo sul Mandala che pone in collegamento gli aspetti storico-culturali precedentemente trattati con la visione moderna integrata della terapia del colore e, nello stesso tempo, costituisce l’introduzione al lavoro personale dell’Autrice.
Il pregio del volume consiste proprio nel porgere l’esperienza individuale come il filo conduttore di un approccio che risulterà originale ogni volta che ci si cimenti. Il rispetto della variabilità delle parti, che ogni azione terapeutica deve necessariamente prendere in considerazione per poter essere efficace, è particolarmente ben espresso nel capitolo dedicato ai bambini.
Il testo è redatto con chiarezza e semplicità di esposizione, pertanto risulta accessibile ad un pubblico molto vasto. Ciò nondimeno l’accuratezza e la puntualità dello studio condotto fornisce al lettore una serie di preziose indicazioni sulla metodologia senza scivolare nel tecnicismo.
La ricchezza delle citazioni, supportata da una certosina ricerca delle fonti bibliografiche autorevoli, conferisce al lavoro quella dignità scientifica che purtroppo difetta a molte pubblicazioni nel campo delle medicine naturali.
Il mio augurio, a questo punto, all’Autrice e a quanti si apprestano alla lettura del libro è di poterne combinare di tutti i colori!