Una ricerca dell'Università di Tokio, pubblicata recentemente su ACS Journal of Agricoltural and Food Chemistry, dimostra che l'inalazione di aromi floreali riduce gli effetti indotti dallo stress.
Il lavoro è stato condotto utilizzando il Linololo (un aroma presente in molte piante) su topi sottoposti a condizioni di stress e monitorando l'espressione genica dei leucociti nel sangue.
giovedì 23 luglio 2009
martedì 21 luglio 2009
I fiori di Bach
articolo disponibile in versione integrale su www.medicitalia.it
La floriterapia di Bach è un metodo di cura naturale il cui oggetto non è la patologia organica dell'individuo, bensì la componente emozionale che rappresenta un disagio da sola o che si accomapagna allo stato di malattia.
I fiori di Bach presentano solo alcune analogie di preparzaione con i principi omeopatici, in particolare per quel che riguarda la diluizione, ma se ne discostano per altre caratteristiche (agitazione della soluzione, legge del simile).
Le ipotesi per il meccanismo d'azione della floriterapia si riconducono al presupposto che i fiori abbiano un'energia in grado di riportare in armonia uno stato emozionale alterato.
I risultati non sembrano ascrivibili alla casualità o a meccanismi di suggestione individuale che si possano ricondurre all'effetto placebo: le variazioni sono ottenute anche in organismi viventi non influenzabili sul piano cognitivo (animali e piante).
Nel pensiero originale di Edward Bach i rimedi floreali dovrebbero poter essere gestiti in autonomia dal soggetto che si prende cura di sé, ma questo non è sempre facile.
Lo stato emozionale nel presente su cui intervenire non sempre appare chiaro all'individuo coinvolto, per cui è opportuno rivolgersi ad un esperto che, con un'attenta osservazione dall'esterno, possa percepire quelle sfumature che meritano attenzione.
Incoraggiare la disponibilità a curarsi e agevolare le risorse interiori del soggetto è parte integrante della terapia, ma non è però sufficiente a garantirne l'esito favorevole.
Certamente accostarsi a questa metodologia terapeutica assume un valore di sostegno e di facilitazione, ma in nessun modo deve essere intesa a sottrarre il paziente alla applicazione di tecniche d'indagine e terapie di comprovata efficacia in medicina convenzionale.
La floriterapia di Bach è un metodo di cura naturale il cui oggetto non è la patologia organica dell'individuo, bensì la componente emozionale che rappresenta un disagio da sola o che si accomapagna allo stato di malattia.
I fiori di Bach presentano solo alcune analogie di preparzaione con i principi omeopatici, in particolare per quel che riguarda la diluizione, ma se ne discostano per altre caratteristiche (agitazione della soluzione, legge del simile).
Le ipotesi per il meccanismo d'azione della floriterapia si riconducono al presupposto che i fiori abbiano un'energia in grado di riportare in armonia uno stato emozionale alterato.
I risultati non sembrano ascrivibili alla casualità o a meccanismi di suggestione individuale che si possano ricondurre all'effetto placebo: le variazioni sono ottenute anche in organismi viventi non influenzabili sul piano cognitivo (animali e piante).
Nel pensiero originale di Edward Bach i rimedi floreali dovrebbero poter essere gestiti in autonomia dal soggetto che si prende cura di sé, ma questo non è sempre facile.
Lo stato emozionale nel presente su cui intervenire non sempre appare chiaro all'individuo coinvolto, per cui è opportuno rivolgersi ad un esperto che, con un'attenta osservazione dall'esterno, possa percepire quelle sfumature che meritano attenzione.
Incoraggiare la disponibilità a curarsi e agevolare le risorse interiori del soggetto è parte integrante della terapia, ma non è però sufficiente a garantirne l'esito favorevole.
Certamente accostarsi a questa metodologia terapeutica assume un valore di sostegno e di facilitazione, ma in nessun modo deve essere intesa a sottrarre il paziente alla applicazione di tecniche d'indagine e terapie di comprovata efficacia in medicina convenzionale.
giovedì 25 giugno 2009
Effetto Placebo: inganno, suggestione o terapia?
articolo disponibile in vesione integrale su www.medicitalia.it
La reazione benefica dell’organismo ad una sostanza o azione priva di efficacia terapeutica (placebo) è detta “effetto placebo” e si produce esclusivamente nel soggetto cosciente.
Nel rapporto medico-paziente una parte integrante non trascurabile dell’azione curativa si esprime in termini di facilitazione all’azione della terapia specifica.
Il meccanismo d’azione dell’effetto placebo è di tipo psicosomatico e si esplica attraverso la relazione tra attività psichica (attesa del risultato positivo), sistema nervoso (modificazioni neurovegetative secrezione e della concentrazione di mediatori chimici), apparati dell'organismo nella dinamica di coinvlgimento della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI).
La reazione benefica dell’organismo ad una sostanza o azione priva di efficacia terapeutica (placebo) è detta “effetto placebo” e si produce esclusivamente nel soggetto cosciente.
Nel rapporto medico-paziente una parte integrante non trascurabile dell’azione curativa si esprime in termini di facilitazione all’azione della terapia specifica.
Il meccanismo d’azione dell’effetto placebo è di tipo psicosomatico e si esplica attraverso la relazione tra attività psichica (attesa del risultato positivo), sistema nervoso (modificazioni neurovegetative secrezione e della concentrazione di mediatori chimici), apparati dell'organismo nella dinamica di coinvlgimento della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI).
giovedì 16 aprile 2009
Integrazione Omeopatia - Terapia Convenzionale
da: SanitàNews
http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=2328&sendid=481
L’OMEOPATIA PUO’ RIDURRE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE TERAPIE ANTITUMORALI
L'omeopatia ridurrebbe notevolmente gli effetti collaterali delle terapie antitumorali senza limitarne l'efficacia. Sono queste le conclusioni alle quali sono giunti una serie di studi clinici che hanno analizzato gli effetti di diverse sostanze omeopatiche. Secondo quanto riporta l'associazione no-profit Cochrane Collaboration, specializzata proprio nell'esaminare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, tale responso verrebbe da otto studi condotti presso il Royal London Homeopathic Hospital su un totale di 664 partecipanti. Tali ricerche per la prima volta hanno accertato gli effetti lenitivi delle sostanze omeopatiche su chemio e radioterapia. Più in particolare uno studio francese ha attestato che una crema a base di calendula ha ridotto la dermatite acuta in pazienti con carcinoma mammario in modo assai piu' significativo rispetto al trattamento convenzionale. Si è rivelata efficace anche la Traumeel S, una miscela che comprende belladonna, arnica, iperico e echinacea, in grado di ridurre le stomatiti se usata come collutorio. Nessuno di questi studi ha evidenziato che uno qualsiasi di questi trattamenti possa interferire con le terapie antitumorali e una ulteriore ricerca ha addirittura dimostrato che, proprio grazie all'alleviamento degli effetti collaterali, chi riceve cure omeopatiche interrompe di meno la radioterapia rispetto a chi segue solo terapie tradizionali.
http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=2328&sendid=481
L’OMEOPATIA PUO’ RIDURRE GLI EFFETTI COLLATERALI DELLE TERAPIE ANTITUMORALI
L'omeopatia ridurrebbe notevolmente gli effetti collaterali delle terapie antitumorali senza limitarne l'efficacia. Sono queste le conclusioni alle quali sono giunti una serie di studi clinici che hanno analizzato gli effetti di diverse sostanze omeopatiche. Secondo quanto riporta l'associazione no-profit Cochrane Collaboration, specializzata proprio nell'esaminare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, tale responso verrebbe da otto studi condotti presso il Royal London Homeopathic Hospital su un totale di 664 partecipanti. Tali ricerche per la prima volta hanno accertato gli effetti lenitivi delle sostanze omeopatiche su chemio e radioterapia. Più in particolare uno studio francese ha attestato che una crema a base di calendula ha ridotto la dermatite acuta in pazienti con carcinoma mammario in modo assai piu' significativo rispetto al trattamento convenzionale. Si è rivelata efficace anche la Traumeel S, una miscela che comprende belladonna, arnica, iperico e echinacea, in grado di ridurre le stomatiti se usata come collutorio. Nessuno di questi studi ha evidenziato che uno qualsiasi di questi trattamenti possa interferire con le terapie antitumorali e una ulteriore ricerca ha addirittura dimostrato che, proprio grazie all'alleviamento degli effetti collaterali, chi riceve cure omeopatiche interrompe di meno la radioterapia rispetto a chi segue solo terapie tradizionali.
mercoledì 1 aprile 2009
Risate e Salute
da: SanitàNews
http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=2284&sendid=476
ATTRAVERSO UNA RISATA SI PU0’ INNALZARE LA SOGLIA DEL DOLORE
La rivista americana Mind ha svelato tutti i benefici del sorriso, anche di quello finto. Una risata rende infatti migliore l'umore, libera endorfine, aiuta a resistere allo stress, rilassa i muscoli del viso abbassa la pressione del sangue e addolcisce il latte materno. Secondo uno studio di Willibald Ruch, dell'Università di Zurigo, le risate che nascono da battute, commedie divertenti o barzellette riescono addirittura ad alzare la soglia del dolore. Ma gli studi fatti sul sorriso sono molti e tutti evidenziano il suo effetto terapeutico. Un recente lavoro pubblicato sull'International Journal of Obesity ha dimostrato che ridere 15 minuti al giorno può permettere di perdere oltre due chili in un anno. Questo grazie all'accelerazione del battito cardiaco e al coinvolgimento di molti muscoli. Secondo l'autore dello studio Maciej Buchowski, della Vanderbilt University presso Nashville in Tennessee, sorridere è un po' come camminare. Secondo un altro studio di Eric Bressler, del Westfield State College, le donne prediligono quegli uomini sotto la cui foto c'è una battuta attribuita al soggetto immortalato. La terapia del sorriso, inoltre, è molto utilizzata dagli psichiatri nella cura delle depressione lieve. Per gli psichiatri dell'università tedesca di Marburg, ridere aiuta a distaccarsi dai problemi e a vederli da un altro punto di vista. Il sorriso, inoltre, fa bene anche ai neonati: se durante l'allattamento la mamma si concede delle sane risate il latte materno si arricchisce di melatonina che aiuta il piccolo a dormire e a difendersi dall'eczema cutaneo.
La felicità è contagiosa, 09/01/09
Perché ridere salva la vita, 26/10/08
L'ottimismo aiuta la salute, 13/03/08
http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=2284&sendid=476
La rivista americana Mind ha svelato tutti i benefici del sorriso, anche di quello finto. Una risata rende infatti migliore l'umore, libera endorfine, aiuta a resistere allo stress, rilassa i muscoli del viso abbassa la pressione del sangue e addolcisce il latte materno. Secondo uno studio di Willibald Ruch, dell'Università di Zurigo, le risate che nascono da battute, commedie divertenti o barzellette riescono addirittura ad alzare la soglia del dolore. Ma gli studi fatti sul sorriso sono molti e tutti evidenziano il suo effetto terapeutico. Un recente lavoro pubblicato sull'International Journal of Obesity ha dimostrato che ridere 15 minuti al giorno può permettere di perdere oltre due chili in un anno. Questo grazie all'accelerazione del battito cardiaco e al coinvolgimento di molti muscoli. Secondo l'autore dello studio Maciej Buchowski, della Vanderbilt University presso Nashville in Tennessee, sorridere è un po' come camminare. Secondo un altro studio di Eric Bressler, del Westfield State College, le donne prediligono quegli uomini sotto la cui foto c'è una battuta attribuita al soggetto immortalato. La terapia del sorriso, inoltre, è molto utilizzata dagli psichiatri nella cura delle depressione lieve. Per gli psichiatri dell'università tedesca di Marburg, ridere aiuta a distaccarsi dai problemi e a vederli da un altro punto di vista. Il sorriso, inoltre, fa bene anche ai neonati: se durante l'allattamento la mamma si concede delle sane risate il latte materno si arricchisce di melatonina che aiuta il piccolo a dormire e a difendersi dall'eczema cutaneo.
La felicità è contagiosa, 09/01/09
Perché ridere salva la vita, 26/10/08
L'ottimismo aiuta la salute, 13/03/08
martedì 31 marzo 2009
Accanimento diagnostico
da: Corriere della Sera.it
http://www.corriere.it/salute/09_marzo_30/vita_malattia_mortale_6a8f1684-1d0a-11de-aa2e-00144f02aabc.shtml
Allarme degli esperti: «Viviamo una vita troppo medicalizzata»
Si usano cure per situazioni che molti reputano patologiche ma in realtà sono fisiologiche
«La vita è una malattia sessualmente trasmessa ad esito fatale». L’adagio scherzoso che circola fra alcuni medici potrebbe essere tacciato di cinismo. E in effetti, prendendolo alla lettera lo sarebbe. Ma va detto che anche «l’accanimento diagnostico» se non è mortale può produrre discreti effetti collaterali. A riaccendere la miccia sulle polemiche dell’eccesso di «malattie», è un articolo apparso in apertura del sito della BBC online nel quale Tim Kendall, Joint Director del National Collaboration Centre for Mental Health e uomo chiave per le decisioni sanitarie del governo britannico, esprime in un'intervista la sua preoccupazione circa la «esondante» medicalizzazione della società.
SIAMO TUTTI MALATI - Nel Regno Unito, notoriamente, si è molto attenti alle spese, comprese quelle che lo Stato deve sostenere per la sanità pubblica, ma - fa notare Kendall - che al 10 per cento dei bambini britannici sia stato diagnosticata una malattia mentale, che, sempre per i sudditi di Elisabetta II, siano state fatte 34 milioni di prescrizioni di antidepressivi nel 2007 e che il 10 per cento dei ragazzini americani prenda una medicina contro la sindrome da iperattività , alimenta il sospetto che qualche esagerazione ci sia. «Se si consulta il manuale di riferimento degli psichiatri americani» fa notare Kendall nell’intervista alla Bbc, «si ha l’impressione che qualunque tipo di comportamento umano sia virtualmente patologico». L'esperto inglese vuole quindi denunciare una tendenza a «cercare di creare nuove categorie di malattia, non di rado laddove c’è, o ci sarà, un farmaco che potrebbe essere utilizzato al bisogno». Esempi? L’articolo della Bbc ne cita alcuni, come la «sindrome delle gambe senza riposo», piuttosto che la «fobia sociale», o alcuni disturbi della sfera sessuale femminile.
DISTINGUERE CASO PER CASO - Su queste, ma anche su diverse altre condizioni, il dibattito sull’opportunità di cure è acceso da tempo, e sono disponibili montagne di studi pronti a dimostrare l’esistenza, la gravità e la diffusione di ciascuna di esse. Nondimeno, però, esistono spesso dubbi sul fatto che tali studi siano sempre uno specchio fedele della realtà e non invece una forzatura interpretativa per medicalizzare condizioni che invece, se non proprio del tutto fisiologiche, nemmeno sono sempre acclaratamente patologiche. Ovviamente bisogna sempre distinguere caso per caso, perché quando un farmaco ci vuole è sacrosanto prescriverlo(per il medico) e necessario prenderlo (per il paziente), ma quando non ci vuole è inutile. E questo sta alla sensibilità e alla capacità dei medici valutarl. Se qualcuno davvero non riesce a dormire la notte perché le sue gambe sono «senza riposo», cioè non riescono stare ferme, può trarre sicuro giovamento da un farmaco ad hoc, ma se è solo un po’ nervoso quel farmaco potrebbe, non servirgli , e produrre magari qualche effetto collaterale inutile, se non altro al suo portafoglio o a quello del sistema sanitario che lo rimborsa. E il problema non esiste solo per le medicine, ma anche per alcuni esami. Un antigene dosato per rilevare il tumore alla prostata, il Psa, era prescritto a tappeto fino a qualche anno fa, e invece oggi la maggior parte degli studiosi sostiene che rimane utile, e persino prezioso, in certe circostanze, ma può condurre a un eccesso di biopsie prostatiche in altre, quindi non andrebbe più usato, perlomeno da solo, per gli screening di massa. Va da sé che sarà lo specialista a valutare quando può dare un’informazione in più, utile per inquadrare la situazione di un paziente.
A TEATRO - Se può consolare, questo fenomeno, noto fra gli addetti ai lavori come «disease mongering», non è certo nuovo, e non c'è bisogno della Bbc per ricordarlo. Basti pensare che già nel 1923 a Parigi andava in scena a teatro «Il Trionfo della Medicina», commedia di Jules Romains in cui il dottor Knoch, giovane dottore appena nominato medico condotto in un paesino di campagna recitava: «La popolazione è sana soltanto perché non sa di essere malata». Stabilire dove stiano i confini tra salute e malattia non è facile A volte quei confini sono chiari e netti, le malattie sono reali e dolorose, e la cura con farmaci, terapie, procedimenti medici, sono quanto di più auspicabile ci possa essere. In altre circostanze, però, i limiti che delineano la patologia tendono sempre di più ad ampliarsi. Oppure problemi di salute sono talmente lievi o passeggeri che non giustificano una loro medicalizzazione.
IL MECCANISMO - Il meccanismo che sta alla base del «disease mongering» di solito è ricorrente: si parte da una patologia esistente e curabile farmacologicamente e poi, con operazioni ad hoc la si promuove e descrive in termini abbastanza generici da coinvolgere quanti più soggetti possibili. In altre occasioni addirittura il punto di partenza non è una malattia quanto piuttosto un problema, o semplicemente un fenomeno, che viene ridefinito opportunamente in chiave patologica. Non è che le patologie siano il risultato della creatività dell’industria: le malattie esistono, come pure sono normate e regolamentate le indicazioni per usare i farmaci, ma c’è un potente sforzo collaterale per spingere verso la medicina situazioni in cui un suo intervento è superfluo. Un sistema simile, così per come è strutturato, inevitabilmente genera e produce tendenze crescenti di medicalizzazione non sempre giustificate. Queste, se portate all’eccesso, non fanno bene né allo Stato né al cittadino: il contenimento della spesa sanitaria e la riduzione degli sprechi sono un problema importantissimo oggi per i responsabili della cosa pubblica di tutti i Paesi occidentali .
FRA DUE POLI - Pensare di essere malati perchè si perdono i capelli, oppure perchè si ha un po' di mal di testa mal di testa prima del ciclo mestruale, oppure perchè....si invecchia, può essere fuorviante. La paura di rischi irrilevanti o inesistenti per la salute è profondamente malsana. Il richiamo di Kendall è in realtà motivato soprattutto dalla sua preoccupazione che anche in Europa possa essere ammessa la pubblicità diretta di farmaci soggetti a prescrizione al pubblico, come già avviene negli Usa. Pensiamo di poter però sintetizzare che il suo invito è che si sappia mantenere un ragionevole equilibrio tra i rischi sopportabili e quelli che non lo sono. Senza cadere nell'eccesso opposto: per un vero malato di depressione una terapia adeguata può fare la differenza fra la vita a la morte (non solo in senso fisco), così come per un malato di tumore o di una malattia del cuore. E allo stesso modo la prevenzione, quando attuata secondo criteri opportuni non solo può risparmiare una malattia o la vita stessa, ma fa anche risparmiare soldi alle casse dello Stato.
Luigi Ripamonti
http://www.corriere.it/salute/09_marzo_30/vita_malattia_mortale_6a8f1684-1d0a-11de-aa2e-00144f02aabc.shtml
Allarme degli esperti: «Viviamo una vita troppo medicalizzata»
Si usano cure per situazioni che molti reputano patologiche ma in realtà sono fisiologiche
«La vita è una malattia sessualmente trasmessa ad esito fatale». L’adagio scherzoso che circola fra alcuni medici potrebbe essere tacciato di cinismo. E in effetti, prendendolo alla lettera lo sarebbe. Ma va detto che anche «l’accanimento diagnostico» se non è mortale può produrre discreti effetti collaterali. A riaccendere la miccia sulle polemiche dell’eccesso di «malattie», è un articolo apparso in apertura del sito della BBC online nel quale Tim Kendall, Joint Director del National Collaboration Centre for Mental Health e uomo chiave per le decisioni sanitarie del governo britannico, esprime in un'intervista la sua preoccupazione circa la «esondante» medicalizzazione della società.
SIAMO TUTTI MALATI - Nel Regno Unito, notoriamente, si è molto attenti alle spese, comprese quelle che lo Stato deve sostenere per la sanità pubblica, ma - fa notare Kendall - che al 10 per cento dei bambini britannici sia stato diagnosticata una malattia mentale, che, sempre per i sudditi di Elisabetta II, siano state fatte 34 milioni di prescrizioni di antidepressivi nel 2007 e che il 10 per cento dei ragazzini americani prenda una medicina contro la sindrome da iperattività , alimenta il sospetto che qualche esagerazione ci sia. «Se si consulta il manuale di riferimento degli psichiatri americani» fa notare Kendall nell’intervista alla Bbc, «si ha l’impressione che qualunque tipo di comportamento umano sia virtualmente patologico». L'esperto inglese vuole quindi denunciare una tendenza a «cercare di creare nuove categorie di malattia, non di rado laddove c’è, o ci sarà, un farmaco che potrebbe essere utilizzato al bisogno». Esempi? L’articolo della Bbc ne cita alcuni, come la «sindrome delle gambe senza riposo», piuttosto che la «fobia sociale», o alcuni disturbi della sfera sessuale femminile.
DISTINGUERE CASO PER CASO - Su queste, ma anche su diverse altre condizioni, il dibattito sull’opportunità di cure è acceso da tempo, e sono disponibili montagne di studi pronti a dimostrare l’esistenza, la gravità e la diffusione di ciascuna di esse. Nondimeno, però, esistono spesso dubbi sul fatto che tali studi siano sempre uno specchio fedele della realtà e non invece una forzatura interpretativa per medicalizzare condizioni che invece, se non proprio del tutto fisiologiche, nemmeno sono sempre acclaratamente patologiche. Ovviamente bisogna sempre distinguere caso per caso, perché quando un farmaco ci vuole è sacrosanto prescriverlo(per il medico) e necessario prenderlo (per il paziente), ma quando non ci vuole è inutile. E questo sta alla sensibilità e alla capacità dei medici valutarl. Se qualcuno davvero non riesce a dormire la notte perché le sue gambe sono «senza riposo», cioè non riescono stare ferme, può trarre sicuro giovamento da un farmaco ad hoc, ma se è solo un po’ nervoso quel farmaco potrebbe, non servirgli , e produrre magari qualche effetto collaterale inutile, se non altro al suo portafoglio o a quello del sistema sanitario che lo rimborsa. E il problema non esiste solo per le medicine, ma anche per alcuni esami. Un antigene dosato per rilevare il tumore alla prostata, il Psa, era prescritto a tappeto fino a qualche anno fa, e invece oggi la maggior parte degli studiosi sostiene che rimane utile, e persino prezioso, in certe circostanze, ma può condurre a un eccesso di biopsie prostatiche in altre, quindi non andrebbe più usato, perlomeno da solo, per gli screening di massa. Va da sé che sarà lo specialista a valutare quando può dare un’informazione in più, utile per inquadrare la situazione di un paziente.
A TEATRO - Se può consolare, questo fenomeno, noto fra gli addetti ai lavori come «disease mongering», non è certo nuovo, e non c'è bisogno della Bbc per ricordarlo. Basti pensare che già nel 1923 a Parigi andava in scena a teatro «Il Trionfo della Medicina», commedia di Jules Romains in cui il dottor Knoch, giovane dottore appena nominato medico condotto in un paesino di campagna recitava: «La popolazione è sana soltanto perché non sa di essere malata». Stabilire dove stiano i confini tra salute e malattia non è facile A volte quei confini sono chiari e netti, le malattie sono reali e dolorose, e la cura con farmaci, terapie, procedimenti medici, sono quanto di più auspicabile ci possa essere. In altre circostanze, però, i limiti che delineano la patologia tendono sempre di più ad ampliarsi. Oppure problemi di salute sono talmente lievi o passeggeri che non giustificano una loro medicalizzazione.
IL MECCANISMO - Il meccanismo che sta alla base del «disease mongering» di solito è ricorrente: si parte da una patologia esistente e curabile farmacologicamente e poi, con operazioni ad hoc la si promuove e descrive in termini abbastanza generici da coinvolgere quanti più soggetti possibili. In altre occasioni addirittura il punto di partenza non è una malattia quanto piuttosto un problema, o semplicemente un fenomeno, che viene ridefinito opportunamente in chiave patologica. Non è che le patologie siano il risultato della creatività dell’industria: le malattie esistono, come pure sono normate e regolamentate le indicazioni per usare i farmaci, ma c’è un potente sforzo collaterale per spingere verso la medicina situazioni in cui un suo intervento è superfluo. Un sistema simile, così per come è strutturato, inevitabilmente genera e produce tendenze crescenti di medicalizzazione non sempre giustificate. Queste, se portate all’eccesso, non fanno bene né allo Stato né al cittadino: il contenimento della spesa sanitaria e la riduzione degli sprechi sono un problema importantissimo oggi per i responsabili della cosa pubblica di tutti i Paesi occidentali .
FRA DUE POLI - Pensare di essere malati perchè si perdono i capelli, oppure perchè si ha un po' di mal di testa mal di testa prima del ciclo mestruale, oppure perchè....si invecchia, può essere fuorviante. La paura di rischi irrilevanti o inesistenti per la salute è profondamente malsana. Il richiamo di Kendall è in realtà motivato soprattutto dalla sua preoccupazione che anche in Europa possa essere ammessa la pubblicità diretta di farmaci soggetti a prescrizione al pubblico, come già avviene negli Usa. Pensiamo di poter però sintetizzare che il suo invito è che si sappia mantenere un ragionevole equilibrio tra i rischi sopportabili e quelli che non lo sono. Senza cadere nell'eccesso opposto: per un vero malato di depressione una terapia adeguata può fare la differenza fra la vita a la morte (non solo in senso fisco), così come per un malato di tumore o di una malattia del cuore. E allo stesso modo la prevenzione, quando attuata secondo criteri opportuni non solo può risparmiare una malattia o la vita stessa, ma fa anche risparmiare soldi alle casse dello Stato.
Luigi Ripamonti
venerdì 20 febbraio 2009
Le Connessioni Inattese.it
In questo numero (Dicembre 2008):
- Gli obiettivi dell’Associazione Culturale ALTANUR (A.Scuotto)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2.html
http://www.youtube.com/watch?v=-A3QtAvfVrg
- Gli obiettivi dell’Associazione Culturale ALTANUR (A.Scuotto)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2.html
http://www.youtube.com/watch?v=-A3QtAvfVrg
- Il confine tra Scienza, Storia e Mito (S. Scuotto)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_a.html
- Sento. Di Lucio Esposito (O. Russo)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_b.html
- Dal Mito al Rito attraverso la maschera (M. Scognamiglio)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_c.html
- Paradigma epistemologico (A. Ianniello)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_d.html
- Filiazione (L. Quintavalle)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_e.html
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_a.html
- Sento. Di Lucio Esposito (O. Russo)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_b.html
- Dal Mito al Rito attraverso la maschera (M. Scognamiglio)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_c.html
- Paradigma epistemologico (A. Ianniello)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_d.html
- Filiazione (L. Quintavalle)
http://www.leconnessioniinattese.it/2/2_e.html
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