da: SanitàNews
http://www.sanitanews.it/quotidiano/intarticolo.php?id=1835&sendid=443
LA RISONANZA MAGNETICA PROVA L’EFFICACIA DELL’AGOPUNTURA
Gli aghi sono in grado di modulare lo stimolo doloroso
L’agopuntura rappresenta uno dei rimedi più antichi per combattere il dolore e ora, grazie alla risonanza magnetica, è anche più chiara l'interazione con le zone cerebrali da cui si sviluppa la risposta positiva allo stimolo doloroso. A illustrare cosa succede nel nostro cervello quando un ago viene infisso in un punto della mano o del piede è il professor Riccardo Rinaldi, docente all'Università La Sapienza di Roma, nel suo intervento al convegno su “dolore: approccio multidisciplinare”, organizzato all'ospedale San Pietro Fatebenefratelli. Nel convegno e' anche emersa la validità dell'abbinamento dell’agopuntura con l’omeopatia per il contrasto al dolore. “Nel cervello - spiega Rinaldi - esiste una mappa del dolore, varie zone sono collegate tra loro e ciascuna di esse rappresenta un particolare aspetto dell’esperienza dolore. Con la risonanza magnetica si e' potuto vedere come l’agopuntura influenzi l’attività di queste aree. Con l’infissione di un ago possiamo diminuire l’intensità del dolore oppure la sua sgradevolezza modificando il rapporto tra stimolo doloroso e cervello. Anche la sfera emotivo-emozionale coinvolta nell’esperienza dolore viene influenzata dall’agopuntura e può modificare la risposta comportamentale al dolore”. “La mappa del dolore a livello cerebrale - continua Rinaldi - si accende in determinate aree in risposta ai vari stimoli dolorosi ma dopo le infissioni di aghi in certi punti del corpo si modifica la risposta. In definitiva, l’agopuntura modula il dolore”. I dolori più facilmente trattati con l’agopuntura sono quelli alla spalla, l’artrosi del ginocchio o i traumi sportivi del ginocchio. Inoltre ha riscontri positivi nelle lombosciatalgie, nelle cervicoalgie e nelle cefalee tensivo muscolari.
giovedì 27 novembre 2008
lunedì 24 novembre 2008
mercoledì 12 novembre 2008
Le Connessioni Inattese
L'Associazione Culturale Interdisciplinare
ALTANUR
presenta
Le Connessioni Inattese 2008
L'evento avrà inizio sabato 15 novembre 2008 con il
Convegno Internazionale
LA STORIA, LA SCIENZA, LA PROPAGANDA
Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
Via Monte di Dio, 14 - Palazzo Serra di Cassano - Napoli
9:.00-13:00 15:00-19:00
introduce: Riccardo Di Palma
Presidente della Provincia di Napoli
Presiedono e moderano le due sessioni, la tavola rotonda e il dibattito:
Giuseppe Germano, filologo, Università Federico II di Napoli
Roberto Germano, fisico della materia, PROMETE, Napoli
Alessandro Scuotto
Presidente ALTANUR, gastroenterologo, esperto in medicine non convenzionali
Gli obiettivi dell'Associazione Culturale ALTANUR
Brian Josephson
Premio Nobel per la Fisica
Unconventional Ideas in Science: ready for the Nobel Prize Award, or sent to the Hell of Heretics?
Il Destino delle Nuove Idee: Premio Nobel o Inferno degli Eretici?
Flavio Barbiero
Ammiraglio della Marina Militare Italiana, esploratore e saggista
Nacita e Diffusione della Civiltà: lo Scenario Atlantideo
Giulio Calegari
Palenologo e Architetto
L'archeologia preistorica in contesti preformativi
Giulietto Chiesa
Giornalista, parlamentare europeo e saggista
Quando la storia è raccontata da vincitori ciechi e senza storia
Emilio Del Giudice
Fisico teorico - INFN
La debolezza della forza e la forza della debolezza nel mondo della scienza
Giorgio Galli
Politologo, docente universitario, saggista
Mito e Storia: una connessione da rivisitare
Alessandro Giuliani
Primo ricercatore Ist. Sup. Sanità, saggista
Scienza Semplice
Maurizio Torrealta
Giornalista, caporedattore di RaiNews24
La dottrina dell'ambiguità calcolata
domenica 26 ottobre 2008
Effetti salutari dell'umorismo
Perché ridere salva la vita
di Alessandro Scuotto
Le affermazioni della saggezza popolare precorrono talvolta i risultati della ricerca scientifica: “il riso fa buon sangue” – si dice. L’interpretazione convenzionale di questo proverbio assegna al sangue la metafora della disposizione d’animo, forse riprendendola dalla teoria degli umori della medicina di Ippocrate, e quindi attribuisce all’umorismo una relazione benefica con lo stato di salute.
Ma il “buon sangue” non è solo buonumore. Già da alcuni anni, infatti, è stato dimostrato che ridere modifica la concentrazione di alcuni componenti presenti nel sangue e che queste variazioni sono, a loro volta, responsabili di cambiamenti di attività del sistema immunitario, tanto da poter pensare di impiegare la comicità nella terapia e nella prevenzione delle malattie.
L’aneddoto più noto a questo proposito è probabilmente costituito dalla vicenda di Norman Cousins (1915-1990), giornalista americano redattore letterario del Saturday Review, al quale fu diagnosticata una forma severa di spondiloartrite anchilosante - una malattia infiammatoria cronica autoimmune invalidante delle articolazioni - con complicanze cardiache. Allorché, in relazione alla scarsa efficacia dei trattamenti intrapresi, gli fu annunciata una prognosi con minime probabilità di sopravvivenza nel breve periodo, Cousins, alla luce di alcune ricerche di “biochimica delle emozioni” recentemente pubblicate, decise di affidarsi ad un programma terapeutico che comprendeva dosi imponenti di vitamina C, attitudine mentale positiva e visione di film comici e candid camera televisive. L’effetto immediato di tipo analgesico gli permise innanzitutto di poter dormire senza dolore, successivamente il lento miglioramento clinico gli consentì di riprendere il lavoro e di vivere fino a 75 anni: per più di sedici anni dopo la diagnosi e ben oltre quanto era stato pronosticato dai medici.
La base scientifica che oggigiorno ci offre la possibilità di comprendere, tra le altre cose, la relazione tra umorismo e salute è l’oggetto di una disciplina dal nome quasi impronunciabile – psico-neuro-endocrino-immunologia – per indicare la quale si preferisce utilizzare l’acronimo PNEI: in sintesi le emozioni e il pensiero, attraverso le vie del sistema nervoso, influenzano la secrezione di ormoni che regolano l’attività immunitaria.
Abbiamo percorso un tratto di strada ulteriore dalle osservazioni che Freud, all’inizio del secolo scorso, riportava nel suo saggio Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905): ridere di cuore può permettere lo scaricare delle tensioni e uno stato di conseguente piacere. Il riso dunque è salutare perché alleggerire la tensione vuol dire intervenire in maniera positiva sullo stress e sull’ansia interrompendo il circolo vizioso che alimenta frustrazione, senso di inadeguatezza, aggressività e senso di colpa. Questo sul piano psichico, ma in condizioni di stress l’organismo produce una maggior quantità di cortisone che riduce la competenza immunitaria e facilita così l’insorgenza di malattie. Il senso dell’umorismo, moderando il calo delle difese immunitarie che si verifica sotto stress, ne antagonizza le conseguenze; inoltre è dimostrato che ridere di cuore provoca effetti simili all’esercizio fisico con successivo periodo di rilassamento: aumenta la produzione di beta-endorfine (un gruppo di sostanze prodotte dalle cellule del sistema nervoso) e riduce il rischio di infarto cardiaco e di depressione.
In un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da una congiuntura economica negativa che comporta un logorio individuale e sociale, una cura efficace a basso costo è sicuramente benaccetto.
In più la capacità di cogliere l’aspetto umoristico delle situazioni sollecita l’azione di cortocircuiti psichici simili a quelli provocati dall’arrivo improvviso di nuove idee e alla capacità di elaborare soluzioni alternative ai problemi utilizzando elementi occasionali.
Parlare di umorismo dalle sponde del lago, spesso accostato all’evocazione di sentimenti malinconici, può sembrare anomalo, ma André Breton accostava l’umorismo alla creazione poetica e dunque coniugare la attrattiva di un ambiente sereno con la magia della creatività è legittimo.
E’ scritto che “un cuore allegro è una buona medicina, ma uno spirito abbattuto inaridisce le ossa” (Proverbi, 17:22): la capacità di apprezzare l’umorismo è una dote da coltivare e attraverso la quale disporre il corpo e l’anima a godere del pieno benessere.
Pubblicato sul quotidiano L'Ordine, 25 ottobre 2008.
di Alessandro Scuotto
Le affermazioni della saggezza popolare precorrono talvolta i risultati della ricerca scientifica: “il riso fa buon sangue” – si dice. L’interpretazione convenzionale di questo proverbio assegna al sangue la metafora della disposizione d’animo, forse riprendendola dalla teoria degli umori della medicina di Ippocrate, e quindi attribuisce all’umorismo una relazione benefica con lo stato di salute.
Ma il “buon sangue” non è solo buonumore. Già da alcuni anni, infatti, è stato dimostrato che ridere modifica la concentrazione di alcuni componenti presenti nel sangue e che queste variazioni sono, a loro volta, responsabili di cambiamenti di attività del sistema immunitario, tanto da poter pensare di impiegare la comicità nella terapia e nella prevenzione delle malattie.
L’aneddoto più noto a questo proposito è probabilmente costituito dalla vicenda di Norman Cousins (1915-1990), giornalista americano redattore letterario del Saturday Review, al quale fu diagnosticata una forma severa di spondiloartrite anchilosante - una malattia infiammatoria cronica autoimmune invalidante delle articolazioni - con complicanze cardiache. Allorché, in relazione alla scarsa efficacia dei trattamenti intrapresi, gli fu annunciata una prognosi con minime probabilità di sopravvivenza nel breve periodo, Cousins, alla luce di alcune ricerche di “biochimica delle emozioni” recentemente pubblicate, decise di affidarsi ad un programma terapeutico che comprendeva dosi imponenti di vitamina C, attitudine mentale positiva e visione di film comici e candid camera televisive. L’effetto immediato di tipo analgesico gli permise innanzitutto di poter dormire senza dolore, successivamente il lento miglioramento clinico gli consentì di riprendere il lavoro e di vivere fino a 75 anni: per più di sedici anni dopo la diagnosi e ben oltre quanto era stato pronosticato dai medici.
La base scientifica che oggigiorno ci offre la possibilità di comprendere, tra le altre cose, la relazione tra umorismo e salute è l’oggetto di una disciplina dal nome quasi impronunciabile – psico-neuro-endocrino-immunologia – per indicare la quale si preferisce utilizzare l’acronimo PNEI: in sintesi le emozioni e il pensiero, attraverso le vie del sistema nervoso, influenzano la secrezione di ormoni che regolano l’attività immunitaria.
Abbiamo percorso un tratto di strada ulteriore dalle osservazioni che Freud, all’inizio del secolo scorso, riportava nel suo saggio Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905): ridere di cuore può permettere lo scaricare delle tensioni e uno stato di conseguente piacere. Il riso dunque è salutare perché alleggerire la tensione vuol dire intervenire in maniera positiva sullo stress e sull’ansia interrompendo il circolo vizioso che alimenta frustrazione, senso di inadeguatezza, aggressività e senso di colpa. Questo sul piano psichico, ma in condizioni di stress l’organismo produce una maggior quantità di cortisone che riduce la competenza immunitaria e facilita così l’insorgenza di malattie. Il senso dell’umorismo, moderando il calo delle difese immunitarie che si verifica sotto stress, ne antagonizza le conseguenze; inoltre è dimostrato che ridere di cuore provoca effetti simili all’esercizio fisico con successivo periodo di rilassamento: aumenta la produzione di beta-endorfine (un gruppo di sostanze prodotte dalle cellule del sistema nervoso) e riduce il rischio di infarto cardiaco e di depressione.
In un periodo storico come quello attuale, caratterizzato da una congiuntura economica negativa che comporta un logorio individuale e sociale, una cura efficace a basso costo è sicuramente benaccetto.
In più la capacità di cogliere l’aspetto umoristico delle situazioni sollecita l’azione di cortocircuiti psichici simili a quelli provocati dall’arrivo improvviso di nuove idee e alla capacità di elaborare soluzioni alternative ai problemi utilizzando elementi occasionali.
Parlare di umorismo dalle sponde del lago, spesso accostato all’evocazione di sentimenti malinconici, può sembrare anomalo, ma André Breton accostava l’umorismo alla creazione poetica e dunque coniugare la attrattiva di un ambiente sereno con la magia della creatività è legittimo.
E’ scritto che “un cuore allegro è una buona medicina, ma uno spirito abbattuto inaridisce le ossa” (Proverbi, 17:22): la capacità di apprezzare l’umorismo è una dote da coltivare e attraverso la quale disporre il corpo e l’anima a godere del pieno benessere.
Pubblicato sul quotidiano L'Ordine, 25 ottobre 2008.
giovedì 23 ottobre 2008
martedì 14 ottobre 2008
Le connessioni nascoste
Poiché la vita umana comprende la dimensione biologica, quella cognitiva e quella sociale, i diritti umani andrebbero rispettati in tutte e tre queste dimensioni. La dimensione biologica include il diritto a un ambiente sano e ad alimenti sicuri e sani; e, oltre a ciò, il rispetto per l’integrità della vita include anche il rifiuto della brevettazione delle diverse forme di vita. I diritti umani nella sfera della dimensione cognitiva comprendono il diritto di accedere all’istruzione e alla conoscenza, così come la libertà di opinione e di espressione. Per quanto riguarda la dimensione sociale, infine, il primo diritto umano – nelle parole della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – è “il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale”. Nella dimensione sociale rientrano un’ampia varietà di diritti – dalla giustizia sociale al diritto a riunirsi pacificamente, all’integrità culturale e all’autodeterminazione.Fritjof Capra, La scienza della vita, BUR, 2004, Milano (1a ediz. it. Rizzoli, 2002, Milano).
Titolo originale: The Hidden Connections.
domenica 28 settembre 2008
Sé, ambiente e psicosomatica.

Tutte le tappe del processo d’incontro con la realtà sono suscettibili di una distorsione ed essere, così, il punto di partenza per l’instaurarsi di un conflitto, che, a sua volta, può dar luogo ad una condizione di disagio e di patologia.
La percezione può risultare falsificata dalle condizioni ambientali (luminosità, rumore di fondo):
Ma è il giudizio
E’ pertanto questo un territorio di frequente sperimentazione del conflitto e, in tal caso, si può determinare un arresto dell’intero processo: l’energia psichica fin qui prodotta non si scarica nella progressione verso la tappa successiva – l’azione è bloccata – e si riversa altrove.L’azione

Si determina un conflitto di coerenza , fonte di disagio e di manifestazioni patologiche.
Nella verifica della scelta operata sono rimessi in gioco tutti i meccanismi precedenti (percezione, appercezione, …) perché si possa giudicare se si è fatta “la cosa giusta”.
Le eventuali distorsioni possono essere reiterate, se alcune delle funzioni precedentemente esaminate sono compromesse, e possono portare alla realizzazione di meccanismi di compenso e di difesa. I più utilizzati sul piano psichico sono l’evitamento (avoidance) e la razionalizzazione: la volpe di Esopo nega l’appetibilità dell’uva per dissimulare la propria incapacità a raggiungerla. Una conseguenza probabile dell’aspettativa disattesa è il sentimento di frustrazione che comporta l’aumento 
La correzione
L’interpretazione psicosomatica consente la lettura della partitura nel duplice registro:
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